Neue Grafik
Una pietra miliare nella storia della grafica
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Le copertine dei primi cinque
numeri originali di Neue Grafik, avvolti nelle fascette colorate.

Ph. © Kind Company
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Le copertine dei primi cinque
numeri originali di Neue Grafik, avvolti nelle fascette colorate.

Ph. © Kind Company
Una nuova epoca nella
comunicazione visiva


Neue Grafik è una pietra miliare nella storia della progettazione grafica. Indispensabile antologia dei principi fondamentali del design, vera e propria icona tra i cultori della grafica svizzera.

«Periodico internazionale per l’analisi e la discussione della progettazione grafica», la rivista fu pubblicata a Zurigo tra il 1958 e il 1965. Il designer italiano Massimo Vignelli (1931-2014) la ricorda come «la rivista più importante dell’epoca, non solo per il contenuto di ciascun numero, ma come bandiera di un movimento tendente a una grafica sistematica anziché pittorica o cartellonista, com’era in precedenza. Segnò l’alba di una nuova epoca nella comunicazione visiva, basata sulla struttura dell’informazione anziché su valori emozionali».*

 *Da una conversazione con Nicola-Matteo Munari, Novembre 2013.

Neue Grafik rappresenta la concretizzazione degli incontri e delle discussioni avvenute per anni tra quattro importanti progettisti grafici svizzeri accomunati da una simile attitudine progettuale: Josef Müller-Brockmann (1914-1996), Hans Neuburg (1904-1983), Carlo Vivarelli (1919-1986) e Richard Paul Lohse (1902-1988).
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I quattro direttori di Neue Grafik,
da una pagina pubblicata nel primo numero della rivista.

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La necessità di un’evoluzione

La rivista non voleva costituire un trampolino di lancio per le carriere dei quattro direttori (tutti già ampiamente affermati all’epoca della pubblicazione del primo numero), ma confermare la validità del percorso che avevano intrapreso e offrire un contributo pratico e culturale a beneficio degli altri progettisti, soprattutto dei più giovani.

Molti sono infatti gli articoli dedicati a progetti di giovani professionisti e grande attenzione fu dedicata ai sistemi formativi nell’ambito della progettazione grafica (tema che Müller-Brockmann approfondì anche nei propri libri).

I direttori, a cui si deve la maggior parte degli articoli, intendevano promuovere una svolta nel cammino evolutivo della professione che potesse avere un impatto pari a quello esercitato dalle più importanti tendenze espressive sull’arte del ’900 (specialmente Futurismo e Costruttivismo, a cui fu dedicato ampio spazio sulle pagina della rivista).
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La rivista ha dedicato molti articoli alle avanguardie storiche e alle
più recenti espressioni artistiche.

2014 © Lars Müller Publishers
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Una doppia pagina con opere di René Martinelli (Studio Boggeri)
e Therese Moll.

2014 © Lars Müller Publishers
Per una cultura internazionale
della progettazione grafica


L’editoriale del primo numero corrisponde a una vera e propria dichiarazione d’intenti. Gli editori esposero i propri obiettivi specificando che la rivista non intendeva costituire una rassegna di talenti, ma garantire una fonte d’informazione continua a tutti coloro che erano interessati alla progettazione.

La pubblicazione della rivista costituì una piattaforma di discussione, che promosse lo sviluppo di una cultura internazionale della progettazione grafica. La rivista, infatti, non voleva promuovere tanto una “grafica svizzera”, ma quei denominatori comuni che andavano diffondendosi nel panorama internazionale dell’architettura e del design, caratterizzando l’intera produzione del tempo.

L’incredibile apertura culturale della rivista è testimoniata dalla varietà tematica che la caratterizzava, unita alla capacità di proporre gli accostamenti più interessanti e inusuali.

Basti pensare che in uno stesso numero si possono trovare articoli dedicati alle responsabilità sociali del progettista, alle proprietà fisiche della luce e alla grafica per i dischi jazz. E continuando con altri numeri si trovano articoli sulla posizione sociologica del designer e al tempo stesso sui manifesti per i concerti, i libri sugli scacchi e le etichette per la birra.
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Ph. © Nicola-Matteo Munari
Per una progettazione logica
e sistematica


Il carattere internazionale della rivista era enfatizzato dalla provenienza degli autori a cui venivano affidati gli articoli (Germania, Olanda, Francia, Italia, Stati Uniti e, ovviamente, Svizzera), oltre che dai temi stessi trattati degli articoli.

Agli svizzeri, e in particolare ai quattro direttori, va il merito di aver compreso per primi e valorizzato nel modo migliore l’evolversi nel design di un’attitudine improntata alla logica e alla sistematicità; un orientamento adottato in funzione di una comunicazione che potesse essere potenzialmente universale, più a lungo comprensibile nel tempo e più in largo nel mondo.

Infatti, diversamente dalle altre riviste, Neue Grafik si concentrava sulla promozione di una grafica di «chiarezza matematica (…) basata non sull’ornamento, ma sull’equilibrio e la tensione tra forma e colore», escludendo dalla pubblicazione tutti quegli esempi «derivati da un impulso esclusivamente pittorico o illustrativo».

I direttori, scrivevano, «non premiano la modernità fine a se stessa né applaudono la spettacolarità e l’originalità forzata, ma valutano la ricerca della soluzione ottenuta tramite metodi costruttivi e non soluzioni illusorie, fondate puramente sull’estetica e l’emotività».
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La rivista ha ospitato sulle proprie pagine il concorso per il progetto del marchio della Electrolux.

2014 © Lars Müller Publishers
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Un articolo sulle sperimentazioni degli studenti della Scuola di Ulm per la propaganda dei partiti SPD e CDU.

2014 © Lars Müller Publishers
Un’eredità culturale

Il risultato fu una grafica neutrale, uniforme e ordinaria, qualità tipiche della cultura elvetica, che rappresentano il punto di forza di questo approccio che è l’approccio tipico del design, ma al tempo stesso ne costituiscono la principale critica mossa da quegli osservatori incapaci di coglierne altro aspetto fuorché l’involucro.

Ma la grafica promossa da Neue Grafik va ben oltre l’apparenza e si dimostra straordinariamente importante per la funzionalità pratica che la contraddistingue, ricca di spessore culturale e intellettuale, espressione di coerenza sociale e molto più complessa tecnicamente di quanto possa sembrare a prima vista.

L’influenza esercitata da Neue Grafik sulla concezione e la pratica della progettazione grafica è stata immensa. La rivista ha ridefinito profondamente la produzione grafica mondiale degli anni a venire e ancora oggi è evidente l’eredità che ha lasciato.
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I diciotto numeri originali, la ristampa anastatica nel cofanetto rosso,
il fascicolo che la introduce e due pieghevoli promozionali originali.

Ph. © Nicola-Matteo Munari
La quintessenza della
progettazione grafica


Prima di poterla toccare con mano ed essere diventato uno dei pochi fortunati che possiedono tutti i numeri originali per me Neue Grafik era un’idea, l’idea di una grafica perfetta, semplice e funzionale. Il fatto che la pubblicazione fosse cessata e la rivista appartenesse al passato, alla storia del design, la rendeva ancora più affascinante, desiderabile e al tempo stesso sempre più irraggiungibile, contribuendo a mitizzarla.

A poco a poco la rivista aveva finito per incarnare la quintessenza della progettazione grafica, l’apoteosi della perfezione tipografica, l’esempio per antonomasia della semplicità funzionale, il connubio ideale tra estetica e cultura nell’ambito della comunicazione.

Oggi, finalmente, trascorsi quasi cinquant’anni dalla pubblicazione dell’ultimo numero, tanti appassionati avranno la possibilità di sfogliarla nuovamente, così come fecero negli anni della propria formazione molti tra coloro che sono diventati i più importanti maestri del progettazione grafica.

Il merito va all’editore Lars Müller e all’eccellente ristampa anastatica che ha realizzato. L’importante impresa editoriale offre la possibilità di una rifioritura di quei principi promossi dalla rivista, votati a una progettazione logica, sistematica, semplice e funzionale, espressione di una visione moderna e democratica della società.
© Nicola-Matteo Munari

Prima stesura, Settembre 2013
Pubblicato su Pretext, Giugno 2014