Un posto per tutti
Vita, architettura e società giusta
Un commento all’autobiografia
di Richard Rogers
richard rogers un posto per tutti
Ph. © Nicola-Matteo Munari
richard rogers un posto per tutti
Ph. © Nicola-Matteo Munari
Ho appena finito la lettura di ‘Un posto per tutti. Vita, architettura e società giusta’ (ed. Johan & Levi, 2018), libro autobiografico dell’architetto Richard Rogers, molto ben scritto nella traduzione italiana, stampato su una bella carta in un comodo formato compatto (23×15.5 cm).

Quando l’ho visto in libreria a incuriosirmi è stato il titolo, che accosta le parole ‘architettura’ e ‘società’, oltre alla presenza del concetto di giustizia. Poche parole che riflettono in modo chiaro il mio interesse per l’architettura e le convinzioni che nutro riguardo al suo scopo e al suo significato. Così ho pensato: “Finalmente un libro sull’architettura che dà più valore ai pensieri che non alle immagini.”

Poi, a spingermi all’acquisto, ma inconsciamente (l’ho capito solo durante la lettura) è stato anche il bellissimo ritratto fotografico in bianco e nero che campeggia sulla copertina, elegantemente incorniciato da un bordo bianco. Nel ritratto Rogers sembra permeato da un alone eroico: il volto è segnato dal tempo, le braccia sono incrociate con fermezza, le maniche della camicia arrotolate e le pupille bianche anziché nere, illuminate da una luce che con sapienza costruisce l’immagine di un ‘uomo giusto’. Idealmente, sembra che a illuminarlo sia la luce della giustizia, una suggestione che certamente non sarebbe possibile se la foto fosse stata a colori, lasciandoci scoprire che la camicia alla coreana indossata da Rogers è probabilmente di uno sgargiantissimo color fucsia.
richard rogers stirk harbour partners logo pentagram marina willer
Logo di Rogers Stirk Harbour + Partners. Design di Marina Willer (Pentagram), 2015.

2015 © Pentagram
richard rogers steve double
Ph. © Steve Double
richard rogers steve double
Ph. © Steve Double
Cercando il ritratto su internet scopro che in copertina l’immagine è stata specchiata orizzontalmente e trovo che la scelta sia azzeccatissima. In questo modo la luce proviene da destra e Rogers guarda nella stessa direzione. In Occidente leggiamo e scriviamo da sinistra a destra e tale direzione vale inconsciamente anche per la lettura visiva delle immagini. La sinistra finisce così per rappresentare idealmente ciò che è passato e che, avendolo vissuto, ci è più vicino, mentre la destra rappresenta il futuro e dunque ciò che è più lontano. (Non a caso nei pittogrammi della segnaletica gli aerei arrivano scendendo verso sinistra e partono salendo verso destra). Specchiando la fotografia l’impressione è che Rogers non sia al termine di un cammino, ma al principio di un percorso, proiettato verso la luce. È una bella immagine.
richard rogers lloyds london
Lloyd’s di Londra, Regno Unito, 1978-86. Progettato con M. Davies, J. Young, M. Goldschmied.

Ph. © RSH+P
richard rogers southbank masterplan
South Bank Arts Centre (masterplan), 1994.

Ph. © RSH+P
richard rogers southbank masterplan
South Bank Arts Centre (masterplan), 1994.

Ph. © RSH+P
Il libro è denso di riflessioni importanti sull’architettura, intesa come attività relativa alla costruzione di edifici, ma ancor più riguardo al senso stesso e al valore umano dell’architettura. Paradossalmente per un libro sull’architettura, la frase che più condivido e che ritengo più significativa è questa: “Non esiste nella società un compito più importante dell’insegnamento ai bambini.” Una frase che apparentemente ha poco a che vedere con l’architettura, ma solo se la si concepisce come qualcosa di assoluto e autoreferenziale, qualcosa di estraneo alla società di cui facciamo parte e per la quale l’architettura dovrebbe essere progettata.

La qualità principale del libro di Rogers è proprio quella di comunicare l’inevitabile legame che c’è tra l’architettura—ovvero, per come la concepisco, la progettazione del mondo in cui vogliamo vivere—e la società che di quell’architettura è sia fonte che riflesso. Un legame che implica la comprensione dei problemi che l’architettura è chiamata ad affrontare, nonché la responsabilità nel doverli affrontare con giudizio.
richard rogers reliance controls
Reliance Controls Ltd., Swindon, Regno Unito, 1967. Progettato con Sir Norman Foster.

Ph. © RSH+P
richard rogers reliance controls
Reliance Controls Ltd., Swindon, Regno Unito, 1967. Progettato con Sir Norman Foster.

Ph. © RSH+P
richard rogers fleetguard
Fleetguard International, Quimper/Kemper, France, 1979-81.

Ph. © RSH+P
Rogers, che pur apprezza e coltiva la bellezza, affronta la questione dell’architettura con grande responsabilità, pubblicando un libro che nulla ha da spartire con gli sfavillanti volumi patinati che affollano gli scaffali delle librerie, dedicati a celebrazioni estetiche degli edifici che non vanno oltre il loro aspetto, trascurando il fatto che una concezione dell’architettura quale oggetto estetico, e non quale oggetto sociale, non ha alcun senso; se l’architettura trascura le persone tanto vale fare degli edifici-sculture nei quali non sia nemmeno possibile entrare.

Il libro rispecchia fortemente la visione che coltivo dell’architettura quale disciplina sociale ed espressione della volontà civica degli uomini. Per volontà civica intendo la volontà di costruire il proprio mondo. Quello civico infatti non è solo un dovere da compiere, ma anche e soprattutto quella volontà che ci spinge a proporci quegli stessi doveri quali obiettivi, venendo a costituire un ordine che consenta agli uomini di amministrare il proprio abitare sulla Terra.

Infatti, nell’esprimere una visione del mondo, l’architettura esprime sempre le aspirazioni sociali delle persone e ciò è vero anche e soprattutto per quanto riguarda la casa, tanto l’edificio in sé quanto il modo in cui lo arrediamo, affinché sia un luogo che rappresenti il nostro desiderio di abitare con felicità.
richard rogers house wimbledon
Casa Rogers, Londra, Regno Unito, 1968-69. Progettata con Su Rogers.

Ph. © Archiproducts
richard rogers house wimbledon
Esterno di Casa Rogers a Wimbledon, progettata per i genitori dell’architetto.

Ph. © Iwan Baan
richard rogers house wimbledon
CEsterno di Casa Rogers a Wimbledon, progettata per i genitori dell’architetto.

Ph. © Iwan Baan
Sono infatti convinto che l’architettura abbia senso solo in relazione all’abitare delle persone e l’organizzazione dell’abitare di una collettività non può in alcun modo prescindere dalla sua amministrazione. Architettura e governo sono indissolubilmente legati e ciò non si evince solo dalle corpose normative relative alla costruzione degli edifici, ma anche dal fatto che i governi vengono istintivamente ammirati per la costruzione di importanti opere di architettura o condannati per averle trascurate (proprio ieri è crollato il Ponte Morandi a Genova).

Io credo che l’architettura esprima la volontà delle persone di costruire per se stessi un ‘ordine sociale’, ovvero un luogo che sia frutto ed espressione di una propria visione del mondo, anche quando si tratta semplicemente di una visione del proprio futuro: l’idea di un luogo piacevole dove abitare, dormire, mangiare, lavorare e trascorrere il proprio tempo.

Il libro di Rogers, che stimola tutte queste e tante altre riflessioni, regala una bellissima lettura.
© Nicola-Matteo Munari

Prima stesura, Agosto 2018